Egialea: Ricognizioni Archeologiche in Achaia

 

A partire dall'autunno del 2002 si è avviato un progetto di prospezioni archeologiche in Acaia orientale con il fine di investigare le forme e le modalità del popolamento antico con particolare attenzione alle dinamiche legate ai fenomeni di strutturazione socio-politica.
L'abitato di Kassaneva-Devinou sorge nella porzione mediana della valle del fiume Krios. Esso si organizza ed estende su una serie di terrazzi artificiali realizzati in grossi blocchi di conglomerato. La costruzione di tali opere definisce uno spazio di occupazione articolato, in cui alle singole funzioni insediative corrispondono ambiti specifici di attività.
Il sito è databile al Proto Elladico II ed è stato oggetto di indagini archeologiche intrasito e di analisi geofisiche ed archeobotaniche.
Sulla porzione più elevata dei terrazzi antropici sono state messe in luce strutture murarie pertinenti ad almeno un edificio diviso in diversi vani, la cui planimetria potrebbe rimandare alle cosiddette case con corridoio, diffuse in diverse aree della Grecia continentale nel medesimo periodo.
All'interno dei singoli ambienti lo scavo ha documentato a pochi decimetri dall'attuale piano di campagna la presenza sui piani pavimentali antichi di numerosi reperti ceramici, litici e strutturali.
In alcuni punti è stato possibile analizzare la porzione dell'alzato realizzato in argilla disciolta frammista a piccoli ciottoli calcarei, in cui si sono conservati alcuni grumi di terreno compatti con le tracce in negativo o carbonizzate di materiale stramineo.

Thouria

A partire dal 2004, la Scuola Archeologica Italiana di Atene, in synergasia con la XXXVIII Eforia alle Antichità Preistoriche e Classiche, opera in Messenia nel sito dell’antica città periecica di Thouria. Dal 2004 al 2008, dopo aver georeferenziato le emergenze archeologiche dell’area , la zona è stata fatta oggetto di indagini e  di prospezioni geomagnetiche e geofisiche che hanno interessato i terrazzamenti delle tre colline sulle quali si disponeva l’abitato. A tali indagini, di urban survey, si è affiancato il lavoro degli architetti che hanno schedato, rilevato e fotografato le emergenze archeologiche al fine di riguadagnare la complessiva fisionomia dell’insediamento e di redigerne la planimetria complessiva.

Dal 2008 sono stati effettuati saggi stratigrafici presso il tratto di mura ben conservato sulla collina A (Saggio 1). Al di sotto di un possente strato di interro moderno è stato possibile raggiungere i livelli di età classica; individuare una strada e più sistemi di canalizzazione delle acque; delineare una sequenza di fasi e di strutture che, a partire dalla tarda età ellenistica, andarono ad addossarsi al muro di cinta. Inoltre si è portata avanti l’indagine all’interno del muro fornito di feritoie che, posto a breve distanza e con orientamento Nord-Est, Sud-Ovest è parte dello stesso sistema di fortificazioni (Saggio 4). Qui, dopo avere provveduto a rimuovere una numerosa serie di blocchi pertinenti alla stessa struttura, in caduta all’interno del  saggio, è stato individuato lo strato di distruzione dell’edificio e sono stati messi in luce i sottostanti livelli pavimentali direttamente impostati sul banco di arenaria parzialmente lavorato.

Contestualmente sono proseguiti il rilievo, la catalogazione, la schedatura e la documentazione fotografica delle evidenze presenti sulle tre alture in corrispondenza del sito dell’antica città; sono stati condotti controlli in relazione alle ricognizioni di superficie svolte negli anni precedenti e, grazie al lavoro di paleobotanici e geomorfologi, si sono avviati lo studio e la restituzione geologica e paleoambientale dell’area  sulla quale insiste l’antica città di Thouria.

FESTÒS. Ricerche sul territorio e sull'abitato

L’esigenza di ampliare la conoscenza del territorio di Festòs e di comprenderne forme di occupazione e organizzazione dell’abitato dall’età neolitica sino al tardo antico ha indotto la Scuola Archeologica Italiana di Atene ad avviare una synergasia italo-greca nella consapevolezza che solo un reciproco scambio di informazioni e una stretta ed efficace collaborazione scientifica con la locale Eforia potesse consentire di raggiungere gli obiettivi previsti. Da tale necessità è nata l’idea di elaborare un progetto di indagine territoriale affidato ad un’équipe coordinata dalle università di Salerno e di Pisa e dall’Eforia di Iraklion. Il programma di ricerche quinquennale, avviato nell’estate del 2007, si articola in una serie di operazioni strettamente correlate che si basano su ricerche di archivio, sulla schedatura e sul rilevamento delle strutture visibili, su ricognizioni archeologiche e geofisiche, sulla selezione e lo  studio di fotografie aeree e di immagini satellitari, sull’osservazione geomorfologica nonché su puntuali saggi di scavo e sull’analisi dei materiali.

Nel corso dei primi anni di ricerca la raccolta dei dati di archivio, la ricognizione di superficie e le campagne di misurazione delle strutture visibili ha consentito di avviare la costruzione di un GIS funzionale all’immissione e rielaborazione di tutti i dati e alla realizzazione di una nuova cartografia in corso di ultimazione. In particolare i risultati della ricognizione archeologica e le indagini geofisiche consentono, seppur in via preliminare, non solo di inquadrare topograficamente il Palazzo entro un abitato che si estende a valle sino al moderno villaggio di Haghios Ioannis, ma di delimitare anche l’area entro cui si organizza la città in età storica. L’insieme dei dati geomorfologici e le ricerche di superficie hanno permesso di definire i limiti della città segnati a Nord dal sistema collinare di Kastrì, dell’Acropoli Mediana e di Christòs Effendi dove sono ancora oggi visibili tratti delle fortificazioni. Considerazioni di carattere geomorfologico ed elementi archeologici (distribuzioni dei materiali in superficie e interpretazione di alcune strutture visibili) hanno inoltre consentito di ipotizzare i limiti ad Ovest, a Sud - dove già Taramelli aveva visto un tratto della mura - e, ad Est, lungo il salto di quota tra Chalara e la pianura della Messarà dove l’aereofotografia indica un’area paludosa. Tra abitato e pianura, a Sud Sud-Est del villaggio, la fotolettura ha inoltre permesso di individuare alcune tracce circolari – non visibili sul terreno - la cui natura sarà verificata nelle prossime campagne. Allo stesso modo la ricerca dei prossimi anni dovrà accertare la strutturazione dell’abitato le cui scarse tracce sul terreno, congiuntamente a quelle identificate sulla fotografia aerea, suggeriscono un’organizzazione che si articola su tre diversi orientamenti con assi viari che sembrano confluire in un’area centrale del plateau.

Per la fase romana è interessante constatare la presenza, forse già nella prima età imperiale, di strutture e materiali; potrebbe trattarsi di un piccolo agglomerato rurale realizzato lungo la strada che conduceva a Matala.

Nel territorio, infine, un particolare rilievo riveste la scoperta dei resti di un insediamento di epoca geometrica sulla collina di Marathovìgla, immediatamente ad est del villaggio di Petrokephali.